APPROFONDIMENTI SULLA FASE 1

Uno sguardo alla Tradizione Gnostica

L’Universo Gnostico

Uno dei miti cosmogonici narra che all'origine vi era un eone perfetto ed eterno, il Pro-padre. Da questo eone, senza principio ed ingenerato, vengono emanati altri eoni che si generano gli uni dagli altri.

Tutte le emanazioni del centro, cioè gli eoni sgorgati dal Pro-padre, sono personificate e procedono usualmente per coppie. L'ultima di esse, un'entità femminile, nel desiderio di afferrare il centro, produce una lacerazione tra il mondo superiore (il pleroma) e il mondo inferiore (il kenoma, il vuoto). È l'origine di una generazione irregolare da cui sorge il Demiurgo, un essere abnorme, ignaro che al di sopra di lui c'è il pleroma e superbo nella sua fittizia unicità. Egli crea gli Arconti, sorta di demoni planetari attraverso i quali plasma il mondo e l'uomo. Ma l'uomo riceve, all'insaputa del Demiurgo inferiore, una "scintilla" luminosa della vera divinità.

L'uomo ha dunque una particella di luce in sè (l'anima) che, ingiustamente imprigionata dalla materia, cerca di redimersi. La storia collettiva di questo mondo sarà giunta a termine quando le particelle di luce immesse nel cosmo verranno nuovamente recuperate.

La salvezza individuale è raggiunta da quelle anime che sfuggono alla potenza deforme del Demiurgo: questi contrasta l'uomo nel suo cammino di redenzione, che avviene grazie all'aiuto della Saggezza Suprema che ha introdotto nell'umanità prigioniera la scintilla misteriosa, la gnosi.

L'atto finale della salvezza dell'umanità sarà, secondo alcune varianti del mito, la discesa, fino nel profondo degli inferi, di una potenza della Luce, L'Eletto o Cristo, che pone termine all'eone imperfetto prigioniero del corpo e fa sì che la morte non abbia più potere su di lui.

L'umanità, secondo gli gnostici, è divisa in tre categorie: i somatici o ilici, che sono dominati dalla materia; gli psichici che racchiudono un'anima vagamente ricettiva per una eventuale attrazione dall'alto e infine gli spirituali o pneumatici (gli gnostici); da questa concezione ne deriva che la salvezza dell'uomo è una questione strettamente privata in cui il rapporto tra gli uomini perde rilevanza ed è solo riservata ad una élite predestinata.

La gnosi concepisce Dio come un'entità che raramente si cura di questo mondo. Al suo posto agiscono i cosiddetti eoni (5 nel Libro segreto di Giovanni; 30 secondo la tradizione Valentiniana), creature spirituali che formano il Pleroma, la Pienezza, la Luce. Uno di questi eoni, di nome Sophìa, generò per emanazione un ente spirituale dai grandi poteri ma dalla scarsa intelligenza. Questo atto di creazione costituì l'incidente modificatore della perfezione del Pleroma.

Sul perché di questo incidente le versioni sono svariate: si parla di un atto di vanità e di orgoglio da parte di Sophìa o di una attrazione fatale verso la materia o ancora di una dimostrazione di presunzione, consistente nella messa in opera della volontà di generare da sola, senza cioè la compartecipazione della componente maschile dell'Eone. Ne consegue la comparsa di una potenza deforme, dal viso di leone e dal corpo di serpente, ignorante del mondo superiore perché mancante della pura luce: Ialdabaoth, il Demiurgo.

Nell'arrogante convinzione di essere il dio definitivo, il Demiurgo è l'artefice del mondo illusorio (Maya) e degli Arconti suoi guardiani. L'uomo è costretto a vivere, dunque, in un SIMULACRO, una barriera al ricongiungimento con la Luce originaria, una prigione per lo spirito umano.

Ogni essere umano serve il Demiurgo in una specie di sonnambulismo che gli impedisce di guardare veramente dentro se stesso e conoscere la verità

Nella mitologia gnostica, per contrastare il Demiurgo, Sophìa cercò di liberare i primi uomini, Adamo ed Eva, dal Giardino dell'Eden. Per riuscire nel suo intento, entrò nel corpo di un serpente e disse agli uomini che avrebero potuto raggiungere la divinità ed essere veramente liberi solo mangiando la mela proibita e mettendosi così in contatto con la scintilla divina che si nasconde in ogni essere umano.

Gli Arconti

Gli Arconti, sono quelle figure che nella teogonia e cosmogonia gnostica svolgono il ruolo di giudici e controllori del mondo materiale.

Nella visione gnostica il mondo materiale è diviso sia ontologicamente che fenomenologicamente dalla sfera divina (Pleroma), un luogo atemporale ed adimensionale preesistente ad ogni cosa. Questa divisione si originò da un "peccato iniziale", attraverso il quale una emanazione divina si frappose tra il mondo materiale da essa generato, dove l'uomo si trova imprigionato, ed un Dio superiore ed occulto. Nello gnosticismo di origine iranica, dove il dualismo raggiunge l'apice, si assiste allo scontro eterno e titanico tra due divinità, mentre in quello ellenizzante e giudaizzante, opposta al Dio occulto si erge la figura di un "dio minore", il Demiurgo, che viene coadiuvato da una serie di emanazioni generate da lui stesso, gli Arconti. Il mondo materiale, quindi, non è altro che un incidente di percorso, una creazione degli Arconti, che, ricordandosi della perfezione del Pleroma, cercano di riprodurla attraverso l'imposizione di regole e l'applicazione di leggi che, per quanto in difetto, tendono a riprodurne la realtà: l'universo è il ricordo di ciò che un tempo essi conobbero.

Il primo arconte nacque da Sophia, un eone emanato dal Pleroma, che, anziché congiungersi con un altro eone, si congiunse al suo desiderio per il Dio occulto. Da questa unione nacque un essere bestiale con la faccia di leone, Jaldaboth. L'amore di Sophia per il Pleroma si trasformò in desiderio e quindi in brama, pertanto l'emanazione di Sophia fu stravolta nella forma e nel contenuto, ma una scintilla della sua natura divina vi si riversò comunque. Sophia, vergognandosi di suo figlio, nato dalla trasgressione e dalla violazione delle regole divine, lo nascose lontano dagli altri eoni, in una sorta di zona buia. Qui Jaldaboth, essere indipendente dal Pleroma, iniziò la creazione del mondo materiale e diede vita ad altri arconti, ognuno di loro in forma animalesca, neppure lontanamente simili agli eoni che vivevano nel Pleroma stesso. Ognuno dei suoi discendenti, come lui, aveva la capacità di creare, anche se la non discendenza diretta dal Dio occulto limitava questa capacità. Jadalbaoth regnava supremo sul cosmo, mentre i suoi figli regnavano su ognuno dei cieli. Durante la creazione del mondo materiale, però, giunse il Metropator, una emanazione del Dio occulto che intendeva raggiungere Sophia. Gli arconti, allora, stupiti da tale potenza decisero di catturare il Dio occulto tramite una sua manifestazione, così, ad immagine del Metropator, crearono l'Adamo terrestre. Questi tuttavia giaceva inerte nel Paradiso Terrestre finché il Padre, mosso a pietà non gli infuse il soffio di vita.

Gli arconti sono quindi le potenze responsabili della creazione dell'uomo e del mondo materiale, ma anche le potenze che, grazie al loro ricordo dell'armonia e dell'ordine del Pleroma, danno le regole del Cosmo e del Tempo. Ma la loro funzione non si limita a questo. Essi sono anche il maggiore ostacolo al ritorno dell'uomo verso il Dio occulto. La loro opera si esplicita proprio nel soggiogare l'uomo con le loro regole.

 

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