L’Esoterismo degli
Scacchi
di OMM
La storia degli scacchi é millenaria. Indubbiamente ci giungono
dall’oriente: dall’India, dalla Cina, dalla Persia, ma é
difficile darne una datazione d’origine precisa. Nella tomba di
Nefertari, moglie di Ramsete II, troviamo rappresentata, in un
bassorilievo, proprio la regina impegnata nel gioco.
Sappiamo della loro esistenza in
India giá da molti secoli prima dell’era cristiana, sotto
la forma del “ciaturraja”. In sanscrito significava “le
quattro parti di un tutto” e il gioco
faceva riferimento alle strategie ed
alle armi del tempo: fanteria, cavalleria, elefanti e
carri di battaglia. Si trattava infatti di un gioco di
simulazione bellica tra due eserciti in miniatura guidati
da un re e da un generale consigliere e costituiti di
otto fanti, due cavalli, due elefanti e due carri da
guerra.
Tra realtá e leggenda,
ritroviamo il gioco degli scacchi nelle narrazioni del
“Libro dei Re” di Abdul Qazim Hassan, il poeta persiano
vissuto attorno all’anno 1000. Infatti, dall’India il
gioco si trasmise in Persia giá nel VI secolo d.C., per
poi permeare la cultura araba. “Shatmat” (scacco matto) é
una parola persiana/araba che significa “re ucciso”. Dal
mondo arabo, il gioco si diffuse nell’Impero bizantino,
in Spagna e quindi in tutta Europa., attraverso mercanti
e crociati. Tuttavia, da alcune tracce ritrovate a
Pompei, si direbbe che in Italia il gioco fosse giá
conosciuto, addirittura dal I sec. a.C.
Il gioco si diffonde in tutta
Europa, dove subisce una serie di modifiche: per esempio,
dall’arabo “firz”(generale o consigliere) si arriva al
francese “fierce – fierge – vierge” quindi “vergine”,
ovvero la “regina”. Gli elefanti diventano alfieri (dal
latino medievale “alphinus”) e il carro da battaglia si
trasforma in torre (o “rocco”, dalla parola araba
“rukhkh”).
Il gioco era prerogativa degli
aristocratici, e lo troviamo in ambienti “iniziatici”:
veniva considerato uno strumento per lo studio della
strategia militare, ma anche un “rito” per la divinazione
e la propiziazione. Se ne fece risalire l’origine mitica
all’eroe greco Palamede.
Il gioco degli scacchi, scienza
e arte nel contempo, sviluppa l’attenzione, la
concentrazione, la memoria, il discernimento e numerose
altre qualitá dell’intelletto e dello spirito. Ed é a sua
volta una pratica meditativa, esoterica, grazie al ricco
simbolismo che é metafora degli eventi della vita, della
lotta per l’esistenza, della vittoria, della sconfitta,
del sacrificio, della vita e della morte. Innalza la
mente in una lotta trascendente, nel contesto di uno
scenario interiore e sacrale.
Le corrispondenze magiche si
rendono evidenti nel simbolismo della scacchiera e dei
numeri. 8 caselle per lato, per un totale di 64 caselle
che si intrecciano nel gioco del bianco e del nero, del
bene e del male: simbolismo riproposto nei templi
massonici. Il numero 8 rappresenta la completezza dei
cicli vitali e la stabilitá interiore, e il suo quadrato,
il numero 64 ha valore numerologico 10 (6+4), numero
fondamentale nella tradizione pitagorica.
Ogni giocatore si muove su 16
elementi, ovvero il quadrato di 4, simbolo della volontá
umana (che muove i pezzi) e, numerologicamente, 1+6 = 7,
simbolo di ogni perfezione ideale cui tendere. Il fatto
di elevare i numeri a potenza indica, nella tradizione
orientale, lo sviluppo dei loro significati sul piano
macrocosmico. Per cui ecco la doppia lettura dei numeri
coinvolti nel gioco che si trasforma in una
rappresentazione dell’ordine naturale e
cosmico.
Ogni movimento é un atto di
creazione inserito in un’alchimia
complessa di moti possibili, di contrasti e di alleanze,
riflessi di meccaniche cosmiche e nel contempo di
percorsi evolutivi personali.
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