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Molti credono che il domani apporterà una nuova forza, una speranza nuova, possibilità nuove, un nuovo inizio. Nondimeno il domani non esiste perché non lo si raggiunge mai. Qui e ora, siamo vicini alla verità…


Un insieme di entità può rimanere nel cammino liberatore autentico soltanto a condizione che le differenti cellule che lo compongono siano delle gioannee, delle “risvegliate”, delle anime che non cessano di cercare una risposta all’enigmatico quesito della Sfinge: “Uomo conosci te stesso” senza nulla aspettarsi da “organizzazioni”, scuole, guru e meno che mai da una collettività intima che raggruppa la nostra famiglia spirituale.


Tutto ciò che è all’opposto, non è vero cammino. E’ unicamente il nebuloso approccio di un’anima che coagula e consolida negli altri la propria ganga in figure astrali, in eggregori pseudo-immortali.


La necessità di riunirsi può essere sentita da alcuni, meno da altri, secondo il lavoro da compiere sia sul piano interiore che su quello relazionale.


Possiamo così riassumere la condizione interiore del nostro ricercatore con queste parole: “Bisogna essere stati soli per sapere che gli isolati non possono fare niente; bisogna aver conosciuto il gruppo per sapere che noi siamo UNO”.


L’idea di un assembramento di ricercatori autentici, di una scuola che possa attivare diverse energie, prende a poco a poco corpo. L’idea che un gruppo esteriore dinamizzerà sempre più le realtà interiori latenti si disegna nella coscienza del candidato.


In stato di all’erta, possiamo comparare una tale struttura riunitrice di anime a un setaccio da muratore in cui avviene la cernita. Non tutti i granelli di sabbia passano attraverso il setaccio; alcuni, troppo grossi, cristallizzati, così sicuri di se stessi, restano trattenuti nel setaccio ad ogni nuova palata, ad ogni nuova ondata di incarnazioni, confondendo l’utensile nell’idea creativa del muratore. I servitori dei golem dell’aldilà non fanno cosa diversa.


Ogni struttura ha lo scopo di condurre il singolo a una crisi individuale, di metterlo di fronte ai recessi oscuri lasciati dissodati, fino a costringerlo ad accettarsi, ad adottarsi, a diventare Adepto; cosa che equivale a entrare, senza strascinare i piedi, nel suo essere, a diventare “Figlio delle proprie opere”.


Più egli tarderà in questo cambiamento solitario, più l’eggregora lo sfibrerà, fino a portarlo a uno stato di affaticamento tale che egli si crederà invaso dalla pace divina, dalla trascendenza, mentre in verità è succhiato da ogni parte da forme interiori e magiche non ancora riconosciute.


Il campo esistenziale terrestre intero è una scuola che spinge gli uomini verso una crisi, al massimo della lacerazione originale; non vi è alcunché di  meraviglioso che deve riunirsi.

 

Al Samekh


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