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Ogni missionario, che appartenga ai mondi superiori parassiti dell’aldilà o ai mondi divini autentici, si circonda quaggiù di un gruppo. E’ questa una fase preparatoria. Una grande energia vitale proveniente dagli aderenti si mette inconsciamente a sua disposizione, portandolo letteralmente ad operare per il gruppo.

Questo genere di relazione in bene e in male è quaggiù inevitabile, poiché gli uomini ricostituiscono istintivamente nei loro rapporti una struttura piramidale, ponendo in alto l’oggetto del loro desiderio.

E’ facile capire che è attraverso grappoli umani che le anime sono preparate, e come hanno luogo i primi riconoscimenti interiori sul cammino rivelatore, perché il maestro crea il gruppo e viceversa.

Molte opere scritte da “maestri” non sono altro che il prodotto di un corpo magnetico collettivo. Esse sono dinamizzanti, ma mai liberatrici.

Sulla base della fiducia e dell’ingenuità degli aderenti, molti gruppi funzionano a meraviglia per anni, poi, grazie a Dio, appaiono nuove sfaccettature della relazione, le cose si modificano e si precisano. Dietro le inevitabili apparenze si nasconde tutt’altra realtà.

E’ necessario che ogni ricercatore si faccia la propria idea, legga tutto, conosca tutto e non accetti nulla come giusto se prima non ha sondato personalmente gli adepti e la solidità dei risultati. Che egli riconosca nel proprio tribunale interiore che un insegnamento è valido innanzi tutto per colui che lo enuncia; e, al limite, che non è altro che il suo problema.

Ecco ciò che dice Shri Nisargadatta Maharaj:

“Il vero maestro non imprigionerà il suo discepolo in un quadro rigido di opinioni, di sentimenti e di azioni; al contrario gli insegnerà pazientemente, e a fondo, la necessità di liberarsi di ogni opinione e di tutti i modelli di comportamento, la necessità di essere vigile e serio, di procedere in concerto con la strada ovunque essa lo porterà, la necessità del distacco nei confronti della gioia e della sofferenza, e del capire e imparare.

Con un buon maestro, il discepolo impara a conoscere, e non a ricordarsi e ubbidire. Satsang, la compagnia dei saggi, non forma: essa libera. Guardatevi da tutto ciò che vi rende dipendenti.

Quasi tutti questi pretesi abbandoni al guru si concludono nella delusione, se non nella tragedia. Per fortuna, il ricercatore serio si libera in tempo, reso più saggio dalla sua esperienza.”

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