Il Maestro

di Brando Impallomeni

 

Mio Dio perché mi hai abbandonato?

Perché mi hai cercato altrove…



L’attrazione di cercare all’esterno è instillata dentro ognuno di noi, proprio per questo rimaniamo eterni delusi e scontenti, se non suggestionati, schiavi di un’illusione.

Dunque, niente Dio, Dei, santi, maestri, santoni, se ci sono di ostacolo ai fini della conoscenza e comprensione di noi stessi. Ovvio che, proiettando all’esterno un’autorità, andiamo a nutrire quelle forme pensiero, fantasmi, le quali diverranno forme coscienza autonome ossessionanti.

Tutti dovranno far conto, quale che sia la propria unica orbita, con le forze equilibratrici, karma o “rettificazione” (da non confondere con espiazione, non esiste “peccato”, almeno non nei termini comunemente intesi).

Per questo saremmo comunque, un giorno o l’altro, reindirizzati verso una realtà più significativa della precedente. Persino i maestri illuminati hanno dovuto oltrepassare i rovi dell’illusione… sempre che esistano dei “maestri illuminati”…

All’esatto opposto c’è chi scarta a priori l’esistenza dell’Altro, ponendosi direttamente su un piedistallo che trova il tempo che trova. Si, è vero che “chi cerca trova”, esattamente come è vero che,  chi si affanna nella ricerca forzata di una verità assoluta troverà solo falsi Dei, dentro e fuori di Sé; è importante qui riflettere sul Koan Zen del “wu wei”, non erroneamente inteso come “non agire”, ma come “agire senza agire”, il “darsi in affitto”. Non starò a dilungarmi su questo argomento complesso, posso però consigliare generalmente uno studio sul Tao, e più in particolare “Wu Wei, fantasia ispirata dalla filosofia di Lao Tze” di Henry Borel.

Tornando a noi, credo sia importante trovare quella pura sincerità verso se stessi, e comprendere quel frammento di verità che ognuno nel suo piccolo rappresenta, penso che solo dopo andremmo a coprire quel perduto e ritrovato tassello mancante, di un progetto ben più vasto e ordinato di quanto forse avevamo immaginato, che potremmo intuire attraverso una coscienza unitaria, “tutto è uno e uno è tutto”,  tutto avviene al momento che deve avvenire…

Una volta ucciso Buddha e compreso che il Maestro si esiste, purchè sia interiore, potremmo avanzare liberamente lungo il cammino di Ascensione…

Ecco una grande intuizione che in passato mi faceva innervosire poiché non ne capivo il senso: “la vita è gioco…”.

Ci sono giochi che costituiscono saperi, ad esempio il Libro di Thot o Tarocco, si narra che le rappresentazioni simboliche altro non siano che il percorso dell’anima dell’uomo in questo passaggio, con tutte le possibilità di esperienza o accadimento.

Ebbene questo gioco non è altro che un grande specchio, così come altre simbologie esoteriche (vedi Glifo dell’albero della vita e della morte cabalistico, ecc.), mediante il quale avviamo una profonda autoanalisi o introspezione.

Ecco che i simboli assumeranno un ruolo di casella speculare, mediante la quale potremmo dare sempre maggiore significato, alla nostra esperienza, inserendo sempre più numerose informazioni, un mezzo per orientarsi meglio nell’oceano caotico che noi stessi andiamo ad ordinare, mediante una pura intenzione liberata dalla brama di risultati...

Tutto ciò rappresenta una tavoletta che ci aiuterà a galleggiare nelle acque dell’inconscio. Una volta imparato a galleggiare potremmo disfarci di questa tavoletta ed iniziare a nuotare da soli.

Io stesso attribuii un significato erroneo all’estrazione della cosiddetta carta del giorno, probabilmente cercando auspici ed illusorie o anche reali premonizioni.

Ma a cosa serve conoscere il futuro o il passato quando siamo ancora lontani milioni di anni luce dal presente?

Fate attenzione, non nego con questo la possibilità di scorgere “messaggi” indicatori, oppure un sentore, dejavu, così come premonizioni di eventi fissati, o altre di quelle Esp che rientrano nell’ambito di studio parapsicologico…

Ma ci terrei a precisare che tutto ciò è un qualcosa di spontaneo, frutto di un lavoro spirituale, di ciò che sei, e non propriamente l’effetto di una ricerca forzata, solitamente maschera dell’ego e di proiezioni mentali, di tutto ciò che credi di essere ma non sei.

Credo allora, almeno in parte, di aver capito cosa ci insegnano queste carte, questi tarocchi,come altri sistemi di divinazione. Ci insegnano come ritrovare il proprio Sé, collegarci al divino, perché tutti questi Arcani, rimangono tali finchè la nostra coscienza è assopita.

Vorrei precisare che, la magia è scienza, non fantasia, e quest’ultima può essere un buon ingrediente, ma il profano che legge con condizionamenti esterni e pregiudizio, filtrerà questo messaggio distorcendolo, non arrivando, vuoi per ignoranza metafisica ed impazienza, a scorgere il vero significato di quanto sto dicendo. Più indaghiamo nel campo, più ci accorgiamo di alcune similarità tra la scienza magica e la psicologia analitica junghiana o le terapie del profondo.

“La magia ha come suo apparato ogni pensiero e ogni atto; ha come biblioteca e laboratorio tutto l’Universo; tutta la natura, tutto ciò che esiste è il suo soggetto. Sono moltissimi coloro che fraintendono la vera natura della Magia. Sono convinti che si tratti di qualcosa di vago e irreale, anziché essere, come in realtà è,  un mezzo diretto per entrare in contatto con la realtà” (Aleister Crowley, Magick).

Per concludere, un invito a me stesso e tutti coloro che mi leggono, non cerchiamo il “trip” altrove, in oriente, magari scalando l’himalaya in cerca dei Mahatma o delle Yeti (se lo sentite nessuno ve lo vieta), contorcendosi  in strane posizioni yoga o tantriche diventate pressappoco spazzatura ginnica occidentale, cerchiamo di capire il senso di ciò che facciamo, di essere presenti, dall’Asana alla semplice ritualità quotidiana come il Saluto al Sole, dal lavare ai piatti fino a chiudere la porta di casa a chiave... poche cose ma fatte bene!

La scuola è qui, è la terra, il maestro altri non è, che il riflesso opaco di ciò che ancora, non ricordiamo di essere…

Se tutto è celato dentro di noi, andiamo a scoprirlo, risolviamo questo Enigma, apriamo questa benedetta porta, gli Angeli e Demoni non esistono come banalmente raffigurati e intesi, sono tutti dentro di noi come Aspetti del nostro Essere, forze opposte da bilanciare attraverso un duro lavoro su se stessi.

Ed è proprio qui che possiamo scorgere, nella Goetia o nella magia cerimoniale di tradizione esoterica occidentale, un mezzo di emancipazione tecnico e sistematico, filosofico e psicologico, oltre che metafisico, e non soltanto una grottesca fantasia medievale di facile interpretazione.

Giuste saranno tutte le strade che porteranno alla via di mezzo, che è “né questo né quello”, semplicemente è, flusso dinamico di armonia, felicità, sopravvivenza, infinite possibilità, altruismo e comunione, il tutto non forzato, ma conseguenza spontanea di ciò che siamo, dalla relativa verità che custodiamo al “sentire di essere”.

« Ogni giorno di più mi convinco che lo sperpero della nostra esistenza risiede nell'amore che non abbiamo donato. L'amore che doniamo è la sola ricchezza che conserveremo per l'eternità » (Gustavo Adolfo Rol).


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