Iniziazione Consapevole

Credo che oggi l’Iniziazione possa essere riformulata, proprio sulla base delle caratteristiche della nostra epoca acquariana/horusiana, come processo individuale autodeterminato ed emancipato da qualsiasi autoritá o riconoscimento esteriore.

Coerentemente con l’idea ed il principio di un’esperienza che conduca all’essenza del proprio Se Superiore, la persona esprime, in un momento ritenuto adatto, in un luogo gradito e secondo la sua intima predisposizione d’animo, una “dichiarazione di intenti” nei confronti di se stessa attraverso la quale affermare la propria volontá di perseguire quei valori ed operare quelle scelte di vita coerenti con un concreto cammino di ricerca spirituale e di sviluppo della coscienza.

In QUEL momento, se l’intento é puro e potente, l’Iniziazione alla Nuova Era scocca: la corrente magica e spirituale di volontá e di amore fluisce dall’individuo e nell’individuo, iniziatore e giudice responsabile di se stesso.

Da quel momento sei Iniziato/a alla “corrente spirituale e magica” di questo nuovo e straordinario Eone. Questo dal mio punto di vista.

In ogni caso, se manca QUEL momento, ogni iniziazione formale proveniente da una qualsivoglia autoritá esterna – che puó eventualmente anche esserci se la persona esprime una scelta in tal senso - é priva di valore sostanziale.

La vera iniziazione si innesca quando quel preciso intento viene sprigionato dal centro spirituale dell’aspirante: e questo solo lui/lei lo puó sapere.

L’Iniziazione é un evento che, prima di tutto maturato intimamente, secondo diverse possibili tradizioni puó  essere eventualmente condiviso e celebrato insieme ad altri Iniziati o al cospetto di un méntore o di un’autoritá riconosciuta come tale, attraverso una formula ed una ritualitá semplice e spontanea che, sebbene non determinante, puó sicuramente fare da coronamento all’atto sostanziale intimamente vissuto.

L’azione, la virtú e gli eventi confermeranno e renderanno implicitamente evidente, a se stessi, la realizzazione di tale status senza che debba per questo essere esplicitato verso altri (“Sai... sono un Iniziato...”) né tantomeno ostentato (cosa ridicola che testimonierebbe eventualmente il contrario, oltre che una profonda ignoranza nonché l’assoluta malcomprensione di tutto quanto finora esposto).

 

L’Iniziazione ad un Ordine

                                    

È la scelta che coinvolge un Iniziato, per come lo abbiamo inteso in questa sede, nel particolare metodo, nelle attivitá e nella ricerca spirituale di uno specifico Ordine.

A questo proposito vale la pena soffermarsi sul concetto stesso di Ordine.

Un percorso di studio, di ricerca e di pratica di vita spirituale, sia esso considerato in senso religioso, quindi devozionale, o in senso esoterico, quindi attivo e centrato sul potere personale, é sempre da intendersi come processo di maturazione intima e personale.

Tuttavia possiamo considerare tutte quelle sfumature intermedie tra l’anacoretismo, ovvero un percorso in tutto e per tutto individuale ed autonomo, e il “cenobitismo”, ovvero contestualizzato all’interno di una comunitá, o di un gruppo umano strutturato che fissa criteri e stili di vita collettivi.

Potremmo forse azzardare l’idea per cui il gruppo (dal semplice circolo culturale alla scuola esoterica o altro in questo senso) sia il contesto di incontro e di confronto dei singoli individui, i quali, al di lá di qualche eventuale progetto condiviso, che resta comunque sul piano culturale, sono soli e fondamentalmente autodeterminati  nel loro percorso formativo ed esplorativo, mentre un “Ordine” é, per tradizione, la struttura iniziatica fondata su di una “Regola”, che fornisce modelli precisi, strumenti cognitivi, pratiche di riferimento e stile di vita.

L’Ordine é da estendere, come concetto generale, a qualsiasi espressione iniziatica normata da regole, prassi e metodi codificati, sia essa di stampo cristiano, gnostico, templare, monacale o cavalleresco, massonico, thelemico, wicca, maschile, femminile o misto: non entriamo qui nel merito dei contenuti.

Costituisce quindi un percorso condiviso, non tanto nel senso per cui si vive insieme o perché la crescita individuale debba dipendere da quella collettiva, ma nel senso che fornisce strumenti e riferimenti codificati in una Regola da un’autoritá ideale, sia essa terrena o ultra-terrena, adottata da tutti i suoi membri.

Potremmo dire che il vero Ordine é sempre “regolare”, ossia basato sulla “Regola”, mentre la sua eventuale espressione secolare (laica) é il gruppo “esterno”, ovvero un’associazione o un sodalizio il quale puó a sua volta seguire un suo codice: una costituzione particolare, un manifesto o uno statuto normativo.

Io vedo quindi la via iniziatica come una scelta ed un percorso personale, che puó essere piú o meno collocata in una esperienza allargata di confronto (il gruppo iniziatico) mentre la scelta di un metodo preciso e quindi l’accettazione di una Regola, anche eventualmente a tempo determinato, intesi come strumenti precisi di riferimento, comunque da rielaborare dentro di se e quindi fare propri (e in ultima analisi da trascendere), come l’appartenenza ad un Ordine (ordinazione) che io assimilerei allo stato monacale.

Con l’Iniziazione ad un Ordine, attraverso una prassi ed una ritualitá in questo caso codificate dall’Ordine stesso, si accetta una Regola, talvolta integrata da una dichiarazione di intenti nei confronti dell’Ordine stesso e da un’adesione ad un determinato corpo dottrinale, per la vita o per un periodo di tempo determinato. Abbiamo ad esempio la Regola Benedettina, quella Francescana, ma anche il Rede nella Wicca o il Liber Legis come Regola di Vita degli Ordini thelemici.

Dal mio punto di vista é sempre l’Ordine al servizio della persona e non viceversa: l’Ordine costituisce un riferimento dottrinario e di confronto esperienziale per tutti coloro che poi, all’atto pratico, ne fruiranno per elaborare un loro proprio percorso di conoscenza e di sperimentazione, conformemente alla loro inclinazione e natura.

Voglio fare piazza pulita anche dei “Maestri”. Non esistono Maestri. Colui che, in forma spontanea, ispira e quindi responsabilmente promuove un’iniziativa di ricerca che diventa un Ordine, dotato di una Regola specifica, va inteso nel suo ruolo di “facilitatore”, certo eventualmente anche rigoroso, capace di estrarre dalle persone quegli elementi di conoscenza, quegli stimoli al cambiamento e quegli strumenti che in ognuno sono giá di fatto contenuti, senza pretendere di dare risposte definitive, obbligare a percorsi standardizzati e, men che meno, sostituirsi al percorso di consapevolezza personale.

Vorrei ora riportare un estratto dal libro “Esoterismo Monastico” di Padre Anthony Elenjimittam, frate domenicano indiano che da anni vive con protestanti, buddhisti, teosofi, indú, lamaisti, parsi, theravadin e che é ormai diventato una sorta di apostolo itinerante dell’unione delle religioni:

“La cerimonia d’iniziazione é l’impegno dell’aspirante di meditare e di lottare per la realizzazione del suo Vero Sé, il quale, benché imprigionato in una struttura corporea individualizzata non é questo corpo. Anche se in lui continuano ad infuriare gli assalti delle passioni e delle emozioni, l’isolotto dell’io resta come una dura roccia che non é ferita né colpita dalle passioni, perché l’io é identificato col Sé Reale e non con le fasi passeggere del corpo mortale e della psiche corporea. Prima che possiamo elevare la nostra coscienza a quelle altezze spirituali che ci permettano di identificarci con il Reale occorre una disciplina lunga e perseverante ed un pensiero intuitivo e discorsivo.

Al concetto Cristiano di io e il mio Padre siamo uno fa parallelo il Soham indú – Io sono Lui, io sono Quello, Tat Twam Asi – Tu sei Quello e Aham Brahmasmi – io sono Brahman.

Sono affermazioni che possono parere blasfeme a livelli di conoscenza inferiori, dualistici, di quella semplice fede teistica per la quale fra Dio e l’uomo esiste ancora un rapporto Tu-io; ma per il mistico e il contemplativo del massimo livello la presa di coscienza del piú profondo del loro essere vuol dire tornare alla sua fonte e rimanerci stabilmente: io sono il figlio di Dio, della Sua stessa essenza, essi dicono.

L’opposizione della teologia ortodossa contro il monismo puó essere ritorta dicendo che la grazia divina é stata definita come la partecipazione alla natura divina dell’anima umana. Ed allora il partecipante e la partecipazione devono essere della stessa categoria. La citazione Paolina da Aratus Genus Dei sumus – siamo della specie di Dio – non puó significar altro che l’anima, beatificata dalla realizzazione del Sé, é della natura Divina.

La via verso la Realizzazione del Sé é giungere ad attingere alla Fonte Stessa della Vita Eterna mettendoci e vivendo in armonia con l’Infinito.”

L’iniziazione dunque idealmente SEMPRE intesa come inizio di una esperienza ATTIVA e SCIENTIFICA, quindi magica, e mai passiva, tuttavia spontanea ed ispirata, che riconduce le opportunitá di evoluzione della nostra vita terrena alla Fonte Divina che ognuno di noi é.

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