La Tecnica (una Non
Tecnica)
di Brando Impallomeni
Non esiste
tecnica, ogni via è la via, mutevole e unico rinnovamento
continuativo, dinamico, dell’essere che è andare. Non
perdiamoci dunque in tecniche, attivazioni, ed altre pratiche
rientranti nel campo della suggestione o ipnosi, sebbene anche
queste ultime possano essere utili e preziose se studiate ed
utilizzate in ambito
esoterico.
La MAGIA è una
via onnicomprensiva, io mi auguro che diventi, o più corretto
sarebbe dire, ritorni, la sola che possa aiutare a trascendere
le limitazioni autoimposte da una necessità abitudinaria,
chiamiamola dipendenza instillata nell’essere umano, nel
proiettare potere all’altro.
La MAGIA,
certamente intesa come “la scienza e l’arte di causare cambiamenti in
conformità con la volontà”, è fondamentalmente una via fatta di
Responsabilità. Leggendo “Iniziazione all’alta magia” di
J.Sabellicus troviamo dei postulati che non ho mai dimenticato:
“non iniziare se non intendi continuare”, “sapere volere osare
tacere”.
La MAGIA io la
intendo come la strada del ritrovato sentire. Fin da piccoli
veniamo inconsciamente abituati a non sentire, ma a
razionalizzare ciò che razionale non è. Non sono queste le
chiavi adatte per accedere alle dimensioni
dell’Oltre.
Certo è vero,
non è assolutamente facile ritrovare il proprio autentico
sentire, dobbiamo scremare tutte quelle sovrastrutture di
pensieri, i quali ci rendono ciechi, e provocano in noi tutti
quei turbamenti e ostacoli che lo Yoga denomina “Chitta”. Ci
domandiamo a questo punto, come è possibile sbarazzarci di
tutto ciò?
Io penso che
una risposta stia nella meditazione disciplinata. La disciplina
è la giusta direzione, sempre se effetto di una causa che è
scelta responsabile, autentica e
sentita.
Ognuno è
diverso, a me ad esempio torna utile profanare le vie facili,
che hanno un che di preconfezionato e bonario. Mi sanno tanto
di “brainwashing”, per farci diventare generalmente innocui e
quindi sempre più controllati, deboli e manipolati. La
coscienza intanto scalcia davanti ad ogni via preordinata,
tutti sappiamo che stiamo giocando illudendoci, in attesa di
qualcosa, che forse dentro, in profondità, sappiamo bene, ma
non vogliamo accettare.
Dovremmo così
attuare un serio lavoro di correzione delle abitudini,
sostituendo le vecchie con le nuove, iniziare e continuare,
poiché la via del continuo rinnovarsi è anche la
via.
Solo quando ci
sentiremo ospiti saremmo allora proprietari di noi stessi, del
nostro Sé.
Il duro
lavoro, che comporta il rischio di
perdersi,
è un lavoro di “self
analisi”, di pulizia interiore, di purificazione dai
demoni che fino ad oggi abbiamo partorito e che adesso
dobbiamo riassorbire.
Un lavoro che
resta difficile, in questa società di controllo che noi stessi
siamo e abbiamo creato, è la decostruzione morale, più crediamo
di starne fuori più ci siamo dentro, e quante volte crediamo di
poter insegnare quando poi in fin dei conti siamo sempre eterni
allievi e maestri di noi stessi.
Trovate la
vostra tecnica, nessuno potrà vendermi la Conversazione con il
Santo Angelo Custode, se è il Karma che si intreccia allora
forse qualcuno avrà il compito di indicare, facilitare, sono
vie che si intersecano (o specchio del guru e
dell’allievo).
Anche negli
insegnamenti tantrici, faccio qui riferimento al
“Vijnanabhairava” tradotto in italiano come “la conoscenza del
tremendo”, troviamo insegnamenti che indirizzano l’aspirante
all’atto sessuale come mezzo per disvelare Maya e accedere a
Bhairava o Siva. Inoltre si legge di pratiche “dirette” al fine
di distruggere le convenzioni ordinarie. Il lettore interessato
potrà approfondire ciò con lo studio dei testi
tantrici.
Riassumendo,
ciò che è vano, è inutile, possiamo perciò affermare che esiste
un piacere futile, affidato al caso, che l’Adepto dovrebbe
bandire a priori, nello stesso tempo esiste un piace utile, il
quale può fungere da supporto
meditativo.
Basti qui
pensare all’”entusiasmo energizzato” di A.Crowley, che
racchiude il succo dei segreti tantrici ed esoterici di queste
vie di “esperienza improvvisa”, di quei piacere “terreni”
utilizzati come supporto di riconnessione, con quella che
oserei definire la propria più autentica
origine.
Detto questo
concludo affermando che la vera Tecnica è una Non
Tecnica.
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