Nomi e Motti Iniziatici
di
Fr. Sup. OMM
Nel contesto di molti percorsi spirituali, siano essi
religiosi, mistici, sciamanici o magici, vengono assegnati o
acquisiti nomi nuovi o aggiuntivi che spesso richiamano creature di
natura o mitologiche, oppure sono acronimi o
acrostici (ovvero, se ogni lettera del nome e’ a sua volta
l’iniziale di una parola) che compongono motti in grado di
descrivere la natura o un particolare aspetto della persona o il
suo ruolo, oppure ancora in grado di sintetizzare lo specifico
lavoro iniziatico corrispondente, ad esempio, ad un dato “grado
esoterico” o ad un determinato ambito di ricerca.
Spesso vengono conferiti ulteriori titoli che vanno ad
identificare specifici attributi o ruoli
riconosciuti.
Nelle tradizioni religiose, gnostiche, massoniche e magiche di
solito i confratelli e le consorelle di un Ordine si riconoscono
come Fratres e Sorores, appellativi cui puo’ far
seguito l’identita’ di grado e quindi il nome o
il motto, scelto o conferito.
Con modalita’ non molto differenti questo accade anche nelle
tradizioni orientali, monacali e yogiche, dove il nome viene dato
dal Guru e talvolta preceduto da titoli come Sri o Swami ad
esempio.
Tutto questo non e’ puramente simbolico, ma costituisce una
effettiva identificazione, una reale unione con elementi e
significati interiori ed energeticamente connessi con ecosistemi
vitali e sottili.
A
questo proposito Guénon, nel suo Considerazioni
sull’iniziazione, scrive:
«Abbiamo già insistito sulla concezione dell’iniziazione come
“seconda nascita”; è precisamente come conseguenza logica immediata
di questa concezione che in numerose organizzazioni l’iniziato
riceve un nuovo nome, diverso dal suo nome profano; né si tratta di
una semplice formalità, giacché tale nome deve corrispondere a una
modalità parimenti diversa del suo essere, quella la cui
realizzazione è resa possibile dall’azione dell’influenza
spirituale trasmessa nell’iniziazione […]. Ma ci si può spingere
più in là: a ogni grado di iniziazione effettiva corrisponde ancora
un’altra modalità dell’essere; questi dovrebbe perciò ricevere un
nuovo nome per ognuno di tali gradi, e quand’anche esso non gli
venga di fatto attribuito, ciò nondimeno esiste – si può dire –
quale espressione caratteristica di questa modalità, giacché in
realtà un nome non è altro se non questo. Ora, dal momento che tali
modalità dell’essere sono disposte secondo una gerarchia, lo stesso
avviene dei nomi che rispettivamente le rappresentano; un nome sarà
perciò tanto più vero quanto più corrisponderà a una modalità di
natura più profonda, giacché in tal modo esprimerà qualcosa di più
vicino alla vera essenza dell’essere […]. Per quanto si riferisce
poi a quello che può essere detto il vero nome dell’essere umano,
il più vero di tutti – nome che è del resto un vero e proprio
“numero” nel senso pitagorico e cabbalistico della parola –, esso è
quello che corrisponde alla modalità centrale della sua
individualità, vale a dire alla sua restaurazione nello “stato
primordiale”, perché è quello che costituisce l’espressione
integrale della sua essenza individuale».
Nel nostro Ordine Endoterico, chi lo desidera, conserva questa
prassi; sebbene abbiamo riformulato i “gradi” sulla base di
rinnovate esigenze conformi alla natura del nostro approccio,
usiamo certi nomi o motti
iniziatici quando specificamente coerenti con un
relativo ambito operativo o tematico, seguendo
la tradizione in maniera sobria e serena, evitando cioe’ ogni forma
di inutile e ridicola ostentazione.
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