Nostra Signora delle Stelle,
Madre degli Dei e Nemica di Dio
La
complessità pagana come alternativa alla religiosità
monoteista
Selene Ballerini,
Magista
La definizione o maschera
con cui preferisco sempre presentarmi quando comunico su
temi relativi alle Tradizioni magiche è Magista
(dal greco magheutés) piuttosto di Maga non
per disprezzo verso quest’ultimo termine derivato dal
latino - che anzi uso nella mia intimità - bensì per
trasmettere immediatamente il dubbio in chi mi ascolta o
legge che la Magia della quale parlerò non è la stessa di
cui si vocifera con vacua ignoranza tra i mass
media.
Tanto per chiarire un concetto
che comunque per moltissime persone fortunatamente è
ormai ovvio, la Magia non s’identifica con quella pletora
di maghetti, fattucchiere & Co. che propina
formule magiche con il fin troppo scopribile intento di
svuotare le tasche alla gente e non è neppure una sorta
di fantasticheria da relegare nel cosiddetto
“irrazionale”, ma si fonda piuttosto su un’estrema
coerenza concettuale, che implica peraltro anche
metodiche oggi rispolverate negli stessi ambienti medici
e scientifici, come la pratica auto-esplorativa e
terapeutica degli psicodrammi (i rituali sono di
fatto psico-rappresentazioni), le potenzialità cognitive
della realtà virtuale (tale è appunto l’utilizzo
di oggetti simbolici e di modelli mentali per alterare la
percezione di sé e del proprio contesto esistenziale),
nonché la scelta dell’analogia come funzione
idonea a elaborare la complessità del Reale (l’analogia è
alla base di ogni formula teoretica dell’Esoterismo). Più
specificamente la Magia comporta sia l’applicazione
operativa di alcune dottrine per ottenere modificazioni
della Realtà (fisica, spirituale, psichica e/o
energetica) incidendovi con la propria Volontà
profonda - mediata tramite procedure, strumentazioni
e forze poco conosciute - sia una visione alternativa del
mondo, di cui si possono così riassumere i tre principi
fondamentali:
-
poiché si compone
della stessa materia del Tutto
l’essere umano conoscendo sé potrà
analogicamente conoscere l’essenza delle
molteplici realtà
-
tutte le esistenze
(la specie umana, gli animali, le piante, le
pietre, gli astri...) sono
interconnesse e reciprocamente
“dialoganti”
-
l’Universo è pervaso
da Energia, che può assumere le più svariate
forme non solo in base a propri meccanismi ma
talora anche per induzione, ovvero - nel caso
della Magia - in base alle parole
pronunciate, ai gesti effettuati e alla
Volontà espressa da chi
opera.
Un’altra osservazione
fondamentale per perimetrare in modo corretto la Magia e
i suoi assunti - altrimenti non si sa di cosa parliamo -
è la sostanziale, profonda e inconciliabile antitesi
fra Religione Rivelata e Magia, che si fa più
radicale ed evidente nel caso delle cosiddette “Religioni
del Libro”, ossia quelle monoteistiche, imprigionate
nell’illusione di un Dio personalistico e naturale
identico per ogni comunità umana (ma di certo anche
extraterrestre!) passata, presente e
futura.
Questo riduzionismo appiattente
del concetto del Divino, che annulla peraltro l’essere
umano in passivo e supplice adoratore di un’Entità ignota
e non verificabile, sta però oggi scontrandosi - e mi sia
permesso di dire finalmente! - con le indagini sul
mondo circostante condotte lungo altre piste e in
particolar modo dalla scienza della Nuova Fisica, che con
proprio stesso sconcerto, a partire dagli anni ’20 del
Novecento, ci sta descrivendo la nostra dimensione
esistenziale come sempre l’hanno descritta le Sapienze
orientali e occidentali: un immenso luogo delle
meraviglie in cui la Realtà assume di continuo nuove
forme e dove nulla è come appare, niente è determinabile
con certezza, tutto è un continuo flusso di energie in
reciproca connessione, una rete d’informazioni che
stravolge il pacificato modello lineare di un cosmo
razionalmente costruito da un ente-Dio. E soprattutto
dove ogni individualità, sia essa una cellula, una
persona o un pianeta, rispecchia nel proprio microcosmo
gli stessi modelli di cui è intessuto lo Sfondo comune, o
Macrocosmo, indicato dai nuovi fisici come “Campo
Unificato” sottostante all’Universo. Ecco allora che
l’arcaica formula ermetica Nosce te ipsum
(o te ipsam), “conosci il tuo proprio sé”,
acquisisce un significato ben più efficace e concreto di
una semplice metafora e conferma quel primo principio
magico che prima ricordavamo: “poiché si compone della
stessa materia del Tutto l’essere umano conoscendo
sé potrà analogicamente conoscere l’essenza delle
molteplici realtà”. Un raccordo analogico che trova
espressione anche nei neoconcetti di ologramma
(per cui ogni punto di una lastra tridimensionale,
realizzata con luce laser, contiene l’intera immagine) e
frattale (è tale un oggetto la cui sagoma tende a
essere simile a tutte le scale possibili, come per
esempio nel caso di una costa scogliosa). Così, mentre le
religioni rivelate e lo scientismo si stanno irrigidendo
nel vano tentativo di sopravvivere a una civiltà che per
fortuna corre molto più veloce di loro, la Scienza
avanzata sta dimostrando sia teoreticamente sia
sperimentalmente ciò che numerose Tradizioni ermetiche
già intuirono millenni fa.
In effetti quella complessità di
pensiero che permette di assimilare una concezione del
Reale dalle peculiarità così ossimoriche, in cui
cioè si scopre - è un esempio - che una particella è
contemporaneamente sia un corpuscolo sia un’onda di
energia e dove le contraddizioni si sciolgono in un
Grande Gioco delle forme, è la medesima che era richiesta
dal Politeismo per concepire un Cosmo pervaso non da un
solo Dio tuttofacente, ma da innumerevoli e spesso
contrapposte Divinità, ciascuna delle quali esprimente
una precisa funzione, senza mai cedere alla tentazione di
discriminare le energie violente da quelle pacifiche,
esistendo ambedue in Natura. Da questo punto di vista
l’avvento del Monoteismo, preannunciato dal Patrismo
(ordine simbolico in cui l’archetipo maschile è percepito
primario rispetto a quello femminile), è denunciabile
come una semplificazione autoillusoria e un virus
contagioso della mente che dinanzi all’evidente
complessità dell’orizzonte nel quale ci ritroviamo a
vivere viene a dirci spudoratamente che le cose sono
assolutamente più semplici: c’è un unico Dio che dal
Nulla ha creato il Tutto e lo farà esistere in tale
dimensione per quanto vorrà, finché, al concludersi di un
tempo che non scorre più circolarmente e a fasi come nel
Paganesimo ma è rettilineo come una freccia diretta al
bersaglio, il Mondo troverà pace nel suo Creatore. Il
quale - inutile dirlo in un ambiente italiano dove
tutti/e si son nutriti/e fin da bambini/e di
Cattolicesimo, che ha peraltro la sede e l’anima proprio
in questo paese - è nella sua più profonda essenza
indiscutibilmente e irrevocabilmente Maschio. Anzi nel
Cristianesimo, rispetto al Giudaismo e all’Islam, è
tre volte Maschio: come Padre, come Figlio e
infine come Spirito Santo che ha appunto inseminato
Maria.
Già… Maria! Ecco il nome che
inevitabilmente ci conduce al cuore di questa vicenda
esistenziale dell’Umanità, ecco colei che più di ogni
altra può additarci il nocciolo della questione che qui
ci preme e che ci costringe a porci la domanda più
dolorosa, ovvero: che cos’è accaduto alla Dea o meglio
alla molteplicità delle Dee (o archetipi femminili
dell’arcaico scenario politeista e polimorfico) in questo
transito? E ancora: Maria può in qualche modo venir
considerata erede della Dea? Rispondiamo subito
all’ultimo quesito - per sbarazzarcene e non pensarci più
- con quel secco no già tante volte espresso nei
nostri interventi: Maria non riveste divinità
alcuna, ma è solo una creatura elevata al Cielo dalla
Cattolicità per il suo ruolo di utero carnale di Dio e
ammantata di attributi che ricordano la Dea per far da
esca alla nostra nostalgia di Lei, grattabili via, però,
con un semplice atto di lucidità
culturale.
Passiamo dunque oltre, alla Dea,
o meglio - come si diceva - alle Dee, compresa quella
Dea Terribilis il cui remoto archetipo contraddice
ipso facto l’ipotesi di una società matriarcale in
esclusiva chiave pacifista tanto cara al filone
interpretativo che si connette alla mito-archeologa
lituana Marjia Gimbutas e al suo comunque sublime e
meritorio lavoro di ricerca. E compresa quella Dea delle
Stelle identificata dagli antichi egizi con la Madre
Celeste Nut, la volta stellata che contiene i
mondi e il cui peculiare sapore sembra essere sparito
nell’attuale riscoperta popolare della Dea, più propensa
ad ancorarla al pianeta Terra e al satellite
Luna.
Le Dee dunque - tutte incluse,
tutte unite in un medesimo puzzle ma al contempo tutte
fruttuosamente distinte l’una dall’altra - sono Coloro
che il graduale espandersi del Patriarcato ha prima
spodestato e poi demonizzato, rimosso, resettato. Loro
che erano il Trono a cui attingevano potere e vitalità
sia i regnanti sia gli stessi Dei, Loro che
rappresentavano la molteplicità delle espressioni umane
riassumibili nella triade primigenia di
vita-morte-rigenerazione, eccole alla fine ridotte
alle miserande figure di perfide streghe, fattucchiere
ignoranti, fate ingenue, regine idealizzate, sempre più
separate da se stesse e ridotte a mero strumento di un
sistema che da maschile si è a poco a poco deformato in
maschilista.
Oggi però le cose stanno virando
e in un periodo storico in cui vediamo sugli scranni del
potere ecclesiastico l’ex boss dell’Inquisizione - tale
resta infatti, pur con nome mutato, la Congregazione
della Fede, guidata da Ratzinger prima della sua
elevazione al seggio papale - le neo-Streghe non hanno
più nemici concreti, legali, contro cui lottare, ma
soltanto i pregiudizi della gente, che si è dimenticata i
genocidi della Chiesa e ha invece creduto alle leggende
della “Stregoneria criminale” tramandate dai processi di
Caccia alle Streghe e da quelle favole folcloriche usate
dalla cultura patriarcale per supplire alla scipitezza
della mitologia cristiana. E proprio oggi, con la
complicità di forti idee rivoluzionarie come appunto la
Realtà Complessa, è possibile riattivare e
aggiornare le Signore del passato, le Madri degli
Dei e di ogni complessità, Coloro che i “Signori dell’Ira
& dell’Amore” hanno cercato invano di eliminare. E
innanzitutto Nostra Signora delle Stelle, che titilla le
menti, i cuori, i ventri verso insondabili abissi, verso
regioni sconosciute, laddove si annidano i veri Segreti,
quelli in grado di trasformarci
realmente.
Attenzione però: quando si parla
in chiave autenticamente magica della Dea non ci
si riferisce a un Essere personale bensì a un’I-Dea, a
una Virtualità della quale chiunque può partecipare. E
poiché è un’unica cosa con noi, come appunto sono le idee
rispetto a chi le elabora o accoglie, l’interrogarsi
sulla sua riemersione e l’aderire alla sua Onda sono
soltanto metafore per indicare la ricerca della propria
Radicalità originaria da parte di una Magista, che si
relaziona così con Lei non in forma religiosa ma
costruendola poco a poco dentro di sé come un
irripetibile mosaico. Una trappola nella quale tende
invece a cadere in alcune sue componenti la
neo-Stregoneria o Wicca è quella di scordarsi il proprio
originario ruolo scardinatore, appiattendosi piuttosto in
una religiosità buonista che pone al proprio centro il
Dio e la Dea come Esseri a cui rivolgersi per ottenere
forza negli incantesimi e creando un legame così
esclusivo con Gaia (la Terra) e la Luna da rimanerne
impigliata. Peraltro qualche gruppo neo-stregonico
considera perfino soltanto la Dea, rischiando così
involontariamente di scivolare proprio in quel Monoteismo
che per sua natura è la griglia più antitetica alla
Stregoneria, nata semmai come culto pagano e
orgiastico.
Forse sono state proprio la
molteplicità e la libertà di culti religiosi a creare
oggi l’habitat idoneo per esche e trabocchetti meno
riconoscibili del tempo in cui l’opposizione tra due
pensieri incompatibili era ben chiara e visibile
all’intera comunità: o stavi da una parte o stavi
dall’altra, non si correva certo il rischio di
confondersi! Tuttavia un approccio lucido e spregiudicato
permette ancora oggi di riconoscere sullo sfondo, dietro
le quinte, dove si svolgono i giochi veri, qual è
la contrapposizione più importante e ancora capace di
stabilire un effettivo spartiacque: quella fra una
visione imprigionante e una invece liberatoria della
vita. Tra la complessità plurima (plurisessuata e
pluridirezionale) e la semplicità univoca (monosessuata e
monodirezionale). Tra la rete e la linea retta. Tra
l’olismo e il dualismo. Tra il Politeismo e il
Monoteismo. E - in ultima analisi - tra la
sacralizzazione e, di contro, la demonizzazione di una
vita naturale, auto-divinizzante, ebbra e anarchicamente
libera.
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