6. Cosa ne pensi delle sette? Come si
puo’ distinguere una setta, intesa in questo caso in senso
negativo, da un movimento umano
sano?
La
setta tende a chiudersi, ad isolarsi e a rifiutare il
confronto aperto. Si arrocca su nuovi dogmi per lo piu’
restrittivi e provenienti da autorita’ imposte, a volte
promettendo e strumentalizzando l’idea della libera
realizzazione dell’individuo. Di solito sono realta’
seducenti, facili e rassicuranti e non tese verso una reale
ricerca.
Qual e’ il
pericolo?
Il
pericolo e’ quello di entrare in un sogno adolescenziale
sterile, invischiante ed autoannullante della personalita’.
Si entra in una pseudo-armonia ipnotica che riduce il senso
critico ed il senso stesso della realta’, che viene
sostituito da quello proposto dal fondatore mitico del
gruppo. Ecco che in questi casi la persona, motivata da
ideali di tutto rispetto, viene portata in un mondo fittizio
capace pero’ di regalare (mica tanto, visto che spesso si
pagano un sacco di soldi) una apparente realta’
rassicurante.
Si
tratta dei cosiddetti “nuovi guru”?
Se
parliamo di sette, possiamo osservare che il capo
carismatico si erge a figura di super-padre divinizzato e
divinizzante che garantisce, piu’ o meno implicitamente e
subdolamente, la felicita’ all’interno di una societa’ nuova
ed ideale. Il prodotto e’ sempre confezionato ad hoc, con
molta malizia e mestiere. Spesso si offrono ambizioni
salvifiche e si usano terminologie pseudo-scientifiche
piuttosto affascinanti. Si parla di una elite con la precisa
missione di salvare il mondo. Sono meccanismi molto
seducenti...
Come ci si puo’
difendere?
E’ un
terreno piuttosto complesso quanto lo e’ la definizione di
plagio e di circonvenzione tra maggiorenni piu’ o meno sani
di mente.
Quali sono i percorsi tipici di una
setta?
Spesso si ricorre a pratiche spirituali
ad hoc, per lo piu’ superficiali e che alimentano a loro
volta un vuoto. Purtroppo le persone coinvolte tendono a
tutelarsi e proteggere la pseudofelicita’ che credono di
avere faticosamente raggiunto e diventano vittime di una
vasta autosuggestione ed euforia collettiva abilmente
pilotata.
Quello che doveva allora liberare
l’anima diventa una forma tragica di prigione spirituale,
proprio perche’ nasce dal paradosso di voler liberare. Ecco
allora le meditazioni ed i rituali – spesso molto
coreografici ed infondati – allo scopo di purificarsi per
poter essere degni della piu’ alta verita’, spesso anche
venduta a caro prezzo economico e sociale. Vi sono molti
studi a questo proposito e molti testi che parlano
chiaramente di questi meccanismi.
Si parla di tecniche di
reclutamento...
I
metodi di indottrinamento delle sette sono mutati e sono
molto sottili. La cosa interessante e’ che i vari membri del
gruppo in missione di reclutamento sono spesso perfettamente
consapevoli (ed ulteriormente destabilizzati da questa
stessa presa di coscienza), con le loro bugie, di fuorviare
la psicologia altrui... del resto ogni mezzo e’ lecito data
la grandezza del fine...
Poi
il gruppo gioca un ruolo fondamentale nei meccanismi di
reclutamento, narrando le cose piu’ incredibili con grande
enfasi linguistica e mostrando tutta la loro felicita’
(spesso per continuare a convincersi a loro volta). Inoltre
i “nuovi” vengono elogiati e convinti che quello che sta
capitando non e’ frutto del caso. Poi si creano dipendenze
logistiche, affettive, ambientali e spesso
sessuali.
Si
impedisce il contatto autonomo tra i nuovi, se non guidati
dalla presenza di una guida e spesso si scoraggia la lettura
e lo studio di altre fonti che non siano quelle della setta
e del suo piu’ o meno autodichiarato ma di fatto onnipotente
guru. Altri riferimenti e contesti, soprattutto quelli
famigliari, vengono puntualmente svalutati. Al neofita viene
inculcata inoltre l’idea di essere sempre libero di
scegliere. Nella pratica non e’ cosi’.
Come viene gestita la
motivazione all'interno di un gruppo
settario?
Le
sette aspirano ed educano al potere. Dalla ricerca della
salvezza e della liberazione si scatena al contrario una
grande sete di potere (economico, sociale,
politico...).
Come
spiegano molti sociologi e psciologi, e da quello che posso
dire io in base alla mia esperienza, questi gruppi sono una
vera arena: il progresso verso gradi di leadership nutre una
via sadica alla lotta contro la frustrazione
personale.
La
lotta per la conquista ed il mantenimento di un potere,
peraltro assolutamente relativo e inesistente, diviene una
priorita’ e una ricerca sconsiderata, piu’ o meno conscia.
Ogni giorno si cerca un posto privilegiato per ricevere le
comunque mai sicure attenzioni del maestro, in un gioco di
ipocrisie davvero surreale.
Perche’ voi non siete una setta? Cosa vi
rende immuni da queste tendenze?
Bisogna vedere quali sono le premesse ed
essere sempre chiari: non esistono guru, non esistono
verita’ assolute, non esistono dogmi, non esistono autorita’
spirituali esterne, non esistono nemici assoluti, e
soprattutto non c’e’ niente da salvare o da cui essere
salvati e nessuna colpa o peccato originale da redimere:
nessuno ci ha condannato mai. Spesso nelle sette moderne
tutto questo viene implicitamente e sottilmente attivato,
sebbene spesso a parole si dica tutto il
contrario...
Inoltre, il percorso autentico della
tradizione thelemica e’ piuttosto impegnativo e centrato
sull’autodeterminazione della persona che sviluppa in piena
autonomia il proprio percorso ideale di studio e di ricerca.
Non devono esistere affermazioni assolute che arrivano
dall’alto o ricerche fasulle in realta’ abilmente impostate
su presupposti di fede verso qualcuno.
E’
importante inoltre accettare sempre il confronto ed essere
estremamente aperti.
Il
fatto che qualcuno faccia poi altre scelte non deve
innescare assurdi biasimi o ricatti, anzi e’ proprio la
libera scelta che, in quanto tale, andrebbe sempre accolta
ed applaudita con serenita’. Il valore del cambiamento ed il
vero rispetto delle diversita’, di cui spesso molti gruppi
parlano, va quindi dimostrato.