9. Come ci si può difendere dalle false vie e dai falsi maestri?

OMM:

Ogni esperienza nella quale imbattiamo è perfettamente adatta alla nostra natura e quindi costituisce sempre una chiave di accesso, una opportunità, un modo per scuoterci.

Certo l’esperienza con una falsa scuola o con un falso maestro (o meglio con qualcosa che prima o poi noi sentiamo come falso) può essere tortuosa e dispersiva, ma ricordiamoci sempre che tutta la questione parte, si sviluppa e si risolve sempre dentro di noi, e ogni esito dipende sempre e solo da noi.

Per cui anche un falso maestro può diventare la nostra occasione se NOI siamo autentici. Quindi, preoccupiamoci sempre di come siamo noi prima di tutto. Sapremo quindi riconoscere l’autenticità o meno delle cose e sapremo andare oltre, senza rammarico ma sempre con gratitudine, rilasciando ogni karma e ogni rancore, con indifferenza, spirito costruttivo ed umorismo.

D’altronde ogni scuola è appunto una scuola ed è fatta per essere lasciata affinchè ognuno di noi possa poi praticare ciò che ha imparato e perseguire il suo progetto, la sua missione. Mettiamola così: in una scuola autentica avra’ imparato cosa fare, in una falsa cosa non fare… e non è poco!

Certo ognuno deve impegnarsi personalmente verso una vera ricerca intima, altrimenti non ne esce, in nessun caso, e neppure il più grande dei veri Maestri lo potrà aiutare: sara’ per lui un tiranno così come un maestro falso sara’ per lui un benefattore cui offrire la vita, in un vano gioco di inganni, di proiezioni e di giustificazioni.

Thelema è prima di tutto autodeterminazione e autodisciplina. Ovvero responsabilità personale.

Per pura volontá, non contaminata da scopo, liberata dalla brama di risultato, ogni via é perfetta.
                                                (Liber Al vel Legis I,44)

Osho diceva che non è importante la “chiave” da cercare chissa’ dove fuori di noi, quanto la nostra “serratura interiore”: è su questa che dobbiamo lavorare, in modo che si possa aprire con qualunque chiave. Non esistono chiavi vere o false, ma serrature più o meno arrugginite.

Esiste anche un bel racconto di Gurdjieff a questo proposito:

"Falsi maestri e veri discepoli" di G. I. Gurdjieff

Tanto tempo fa un giovane biondo era alla ricerca del Vero. Iniziò a percorrere molte strade sperando di poter trovare un maestro che potesse aiutarlo nella ricerca. Si fermò lungo un sentiero e vide un gruppo di persone (in realtà erano un gruppo di briganti di ritorno dall’ultimo saccheggio) a cui chiedere informazioni su un maestro a cui poter affidare la propria crescita.

Appena vicino al gruppo chiese subito al capo “Mi perdoni, ma io sto cercando un Maestro a cui affidare la mia vita e che possa aiutarmi a trovare la Via, ne conoscete qualcuno?”. Il capo brigante, che era una volpe, capì che il giovane poteva ritornargli utile e, facendo un occhietto ai suoi, gli disse “Io sono un maestro! Se vuoi arrivare alla meta dovrai eseguire i miei ordini per dieci anni, dovrai lavorare per noi, fare da mangiare, lavare, riassettare i nostri letti e rasserenare le nostre anime. Allo scadere del tempo ne riparleremo...” Al capo brigante era venuta questa splendida idea...d’altra parte si ricordava ancora che suo padre gli aveva insegnato qualche preghiera con cui poteva raggirare il ragazzo. Costui accettò immediatamente con la gioia nel cuore di aver fatto pochissimi sforzi per incontrare il Maestro.

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Per dieci anni il giovane lavorò, diventando quasi uno schiavo, ma con Dio nel cuore e nella mente , con la meta sempre viva innanzi a sè. Intanto Dio vide con benevolenza l’amore che lui manifestava in tutte le cose che faceva e decise che ormai era pronto per diventare egli stesso un Maestro. Mandò il suo angelo per informarlo della sua decisione ....

Proprio durante la notte, l’Angelo del Signore apparve al giovane e gli disse: “Alzati e sii felice, Iddio ha deciso che tu potrai essere un suo rappresentante sulla terra, da oggi sei un Maestro!”. Il giovane rimase perplesso e rispose: “Oh angelo, grazie di questo annuncio, ma io non posso diventare un Maestro almeno fino a quando il mio maestro terreno non mi avrà concesso libertà!”. L'Angelo, quindi, lasciò il ragazzo e partì per comunicarne la risposta. Appena Iddio seppe si compiacque della fedeltà amorosa del giovane, senza giudizio, senza cattiveria. E rispose “In nome del profondo amore che è nel cuore del ragazzo io trasformerò quel ladro in un Maestro. Costui, infatti, ha formato la faqr (attitudine al discepolato) di questo giovane meglio di quanto molti altri avrebbero potuto fare.” E cosi avvenne.

 

 


       

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