Studi e Pratiche Consigliate

 di OMM

Ognuno puó, in base al suo “sentire”, sperimentare e sviluppare pratiche meditative, mistiche, medianiche, di “contatto”, esplorative, di ampliamento delle percezioni e dei sensi, yogiche, tantriche, sciamaniche, divinatorie, propiziatorie, protettive, terapeutiche o tipiche della magia cerimoniale.

In genere si possono distinguere in:

Pratiche Quotidiane

Come, ad esempio: saluti rituali, purificazioni e meditazioni di vario genere.

Pratiche Settimanali

Ad esempio relative ai cicli planetari, di bilanciamento e armonizzazione.

Pratiche Mensili

Per tradizione relative ai cicli lunari (gli Esbat), divinatorie e propiziatorie.

Pratiche Annuali

Di solito relative ai cicli solari (i Sabbat): Equinozi, Solstizi o celebrazioni di particolari ricorrenze (in primis, il proprio compleanno).

Si tratta ovviamente di esempi che lascio ad ognuno approfondire in base alla direzione preferita.

Ognuno deve formarsi ad una corretta concezione dell’idea stessa di svolgere determinate pratiche, siano esse essenziali (di stampo taoista o zen) o piú complesse.

É un “sentire intimo” che matura con l’esperienza e la sperimentazione, in un primo tempo idealmente guidata da una codificazione che si addotta perché la si “sente” come adatta a sé ed alla propria concezione filosofica e metafisica di base, e progressivamente sviluppata in modo personale ed autonomo.

Quando si parla di “pratiche” bisogna considerare due tipi di problemi:

1.      La contestualizzazione

2.      La ricollocazione

Nel primo caso si tratta di ammettere i limiti, se non addirittura l’inutilitá o la pericolositá, di una qualsiasi tecnica o ricerca specifica quando non contestualizzata in un percorso ma anche in un’aspirazione spirituale piú ampia, riflessa in un altrettanto coerente stile di vita. Il caso piú tipico dei nostri giorni é quando si pretende di “imparare”, ad esempio, il viaggio astrale (una delle esperienze che, in forma consapevole e controllata, si incontrano ai livelli piú alti di un percorso esoterico) leggendo qualche libro o facendo qualche corso tra i tanti proposti dal mercatino della New Age, scimiottando tecniche estrapolate qua e lá. É ovvio che non siamo di fronte a “beni di consumo”, a tecniche “gratta e vinci” dello spirito, e che il pretendere di comprare pezzi di consapevolezza “un tanto al chilo” é davvero ingenuo, mentre il pretendere di venderli é frode.

Il secondo problema riguarda la necessitá di ricollocare le esperienze quando importate da contesti temporali e geografici, quindi culturali, profondamente diversi dal nostro. Non é possibile prendere semplicemente una tecnica in quanto tale, estrarla dal contesto nel quale é sorta e si é sviluppata come parte di un discorso/ percorso sociale, culturale, energetico e spirituale, ed applicarla tout-court a noi stessi. Non bastano quattro Asanas, qualche candela  colorata e un incensino per essere degli Yogi. Sarebbe come prendere un telefonino e pretendere che funzioni sulla Luna. Eppure abbiamo imparato ad usarlo, sappiamo quali tasti premere e ne conosciamo ogni funzione!

Attenzione: non dico che l’applicazione di certe tecniche o soluzioni eventualmente esotiche non procuri beneficio alcuno; ma un conto é gustare il sapore del sushi, un altro é pretendere di essere un Samurai. Un conto é ottenere un piacevole rilassamento, un altro pensare di viaggiare in astrale o diventare sciamani in un paio di giorni.

Quindi l’unica possibilitá sta nell’entrare davvero in relazione profonda con quel contesto specifico, nella sua completezza, tanto da acquisirne le chiavi, ovvero le matrici cognitive ed applicative fondamentali, farle proprie e di conseguenza essere in grado di ricollocarne le tecniche specifiche.

Entrare in relazione autentica con un contesto, che non ci appartiene, puó significare viaggiare e vivere in quei luoghi e quelle dimensioni particolari (come hanno fatto quei capi-scuola come la Blavatsky, Gurdjieff, Crowley...), incontrare le persone giuste, essere accolti ed accoglirrne le diversitá profonde, per essere quindi iniziati a quella realtá, magari dopo anni. A quel punto sará poi possibile rielaborarne i contenuti, farli aderire a rinnovati bisogni, alla nostra forma mentis e ristrutturarli per eventualmente trasmetterli in forma autentica.

Comunque, non andiamo sempre a cercare con il lanternino le soluzioni piú esotiche e lontane quando possiamo disporre di una tradizione spirituale di straordinaria ricchezza: il druidismo e le tradizioni nordiche, l’ermetismo e il pitagorismo, la Gnosi e la mistica cristiana, senza rinunciare quindi a priori ad esplorare quanto vi é di buono (anzi, di ottimo) a casa nostra solo perché traumatizzati dalla Chiesa Cattolica.

I rituali, i metodi, le formule e gli strumenti possono essere eventualmente abbondanti all’inzio del percorso, sempre intesi come supporti e amplificatori del proprio potere in fase di riabilitazione, e dovrebbero idealmente ridursi fino ad esaurirsi con il progredire della consapevolezza: alla fine ci siamo noi. Noi stessi come “pratica vivente”, la realtá come altare naturale, l’universo come tempio, ogni nostro gesto come preghiera e celebrazione costante, la nostra vita come rito continuo.

 


       

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