Yezidi


Gli Yezidi sono un'etnia mediorientale dalle antiche origini.

Su quest’antico popolo pesa da sempre l’accusa, falsa ed infamante, di esser adoratori del diavolo.
Ta'us-Melek (l’Angelo Pavone), è un Dio rappresentativo del mondo, ma non è il male, com’è inteso in altre religioni; esso è il capo della gerarchia angelica, che si è pentito della sua insubordinazione al Dio supremo (concepito come lontano, alieno dalle faccende del mondo) ed è stato perdonato.

Dal nostro punto di vista potrebbe rappresentare quella parte di Lucifero che non accettò la tentazione ma che comunque ne subì le conseguenze.

Dio avrebbe creato sette angeli, di cui il Pavone è il supremo, ognuno a capo di un giorno della settimana (concezione che riecheggia gli antichi Dei planetari), ed ognuno con qualità ed attributi diversi, formando una divina eptade.

La loro religione appare quindi, come un sincretismo dai contorni vaghi e mal definiti, ma dalla probabile genesi iranica e zoroastriana.
Sulle origini del loro nome non c’è accordo: chi lo vuol far derivare dal nome della città persiana di Yazd, chi dal persiano ized (‘esseri degni di adorazione’, ‘divinità’, ‘Angeli’), il che non può che richiamare il nome che essi si danno in curdo, ovvero Ezidi o Izidi.
“La nostra setta sarebbe quindi, se la derivazione è esatta, quella degli ‘adoratori degli angeli’. Questo combina esattamente con la realtà dei fatti, poiché una caratteristica della loro religione è appunto quella di prestare agli angeli, specialmente a sette da loro identificati con altrettanti dottori islamici, come Sams ad-din, Fahr ad-din, ed altri, adorazione quasi divina” (così G. Furlani in La Religione degli Yezidi, Bologna 1931)

Secondo un autore islamico, as-Sahrastani, gli yezidi sarebbero invece i seguaci di un certo Yazid ibn Unaysah e si staccarono già dal primo secolo dall’Islam ortodosso.

Questo Yazid insegnava che Dio avrebbe mandato un profeta tra i persiani e che gli aveva rivelato un libro scritto nel cielo: per questo abbandonò la religione islamica per seguire quella dei Sabei.

Queste parole di as-Sahrastani sono tenute in poca considerazione dagli studiosi moderni (sempre ipercritici rispetto alle fonti antiche), tuttavia alcune somiglianze religiose e punti di contatto tra gli yezidi e un’altra setta della Shiia estrema - gli enigmatici drusi - forse legata a doppio filo proprio ai Sabei, sono molto significative (come gli yezidi, i drusi credono nella metempsicosi, nella leggenda che fu il Pavone a sedurre Eva e in una certa angeologia “planetaria”) e porterebbero a dar maggior credito a talune osservazioni.

In ogni modo, caratteristiche interessanti del loro culto sono, una certa riverenza per il sole, la luna e il fuoco (a Lalesh, dove ha sede il loro tempio principale, vi sono nicchie con fuochi perennemente accesi).

Il sacrificio di bovi bianchi a Sheikh Sams ad-din, durante la cerimonia autunnale, fa parlare alcuni di mitraismo (poiché questo Santo rappresenterebbe il Sole nella gerarchia angelico/planetaria).

Anche pecore e capri sono sacrificati ritualmente e le loro carni offerte ai fedeli.

Famosi sono pure i loro riti funebri, nei quali il sacerdote cade in una vera e propria trance sciamanica, cercando di intravedere la destinazione del principio vitale del defunto.

Al risveglio i parenti del morto, chiederanno lumi sull’anima del loro caro che rinascerà come yezida, se è stato virtuoso in vita, altrimenti come animale o in altro stato inferiore.

I rituali più segreti degli yezidi ci sono sconosciuti, a loro possono assistere solo membri qualificati della setta (alla quale è, in ogni modo, impossibile convertirsi per una esplicita disposizione di Sheikh ‘Adi), pare comunque, che venga mostrata l’effige dell’Angelo Pavone e pronunciate formule evocative.

Kenneth Grant, ne scrive in Aleister Crowley and the Hidden god" dove parla degli yezidi come “… worshippers of Shaitan in Lower Mesopotamia. It was the Ancient Sumerian Tradition that Crowley restored in his cult of Shaitan - Aiwass...

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